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Un sondaggio per fotografare e far emergere il lavoro precario

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Collaboratori sottopagati o sfruttati. Liberi professionisti che fanno desk. Quasi giovani precari in attesa di un contratto ormai da anni. Fotoreporter che rischiano ogni giorno di tasca propria e vedono il loro lavoro pagato dopo mesi. Freelance degli uffici stampa con il lavoro azzerato a causa del Covid-19. È il quadro, spesso desolante, del lavoro precario nel giornalismo. La Clan, commissione lavoro autonomo nazionale della Fnsi, ha lanciato nei giorni scorsi un sondaggio, rivolto a tutti i giornalisti italiani, battezzato «Precariometro»: vuole fotografare la situazione del lavoro non dipendente in Italia, che rappresenta in termini numerici oltre due terzi del totale del lavoro e le cui condizioni sono ancora peggiorate durante la pandemia.

Il sondaggio è rivolto a tutti i settori, dalla carta stampata al web, dalle radio alle televisioni, dai fotografi ai videomaker, dagli uffici stampa a chi lavora con i social network. Si può compilare seguendo questo form, in modo del tutto anonimo. È importante compilare il questionario in tutte le sue parti, ma non è obbligatorio farlo: i colleghi delle testate più piccole possono non indicare la testata per cui lavorano, anche se il sistema processerà i dati in forma aggregata e garantendo la privacy.

«Ad alcune domande sono stati assegnati dei punteggi che concorrono a formare il “Precariometro”, ovvero un sistema per individuare gli elementi caratterizzanti, dal punto di vista sindacale, del falso lavoro autonomo che, purtroppo, si registra in costante crescita» si legge nella nota introduttiva al sondaggio. «Stiamo lavorando in tutte le sedi per contrastare lo sfruttamento dei giornalisti autonomi che gli editori e le imprese vorrebbero incatenati allo status di precari a vita, e poter così utilizzare come leva per scardinare le redazioni e il lavoro regolare» dice Mattia Motta, presidente della Clan e segretario generale aggiunto della Fnsi.

«Secondo la Fieg (la Federazione italiana degli editori di giornali, ndr) il precariato nel mondo dell’informazione non è un problema, anzi, non esiste – aggiunge Motta -. Invece la compressione dei diritti fondamentali, la mancanza di una retribuzione equa e di un inquadramento regolare sono il pane quotidiano di troppi operatori dell’informazione che ogni mattina compongono il flusso quotidiano dell’informazione professionale».

Chi compila la rilevazione potrà scegliere di approfondire la propria singola situazione, se lo vorrà. È prevista la possibilità di attivare direttamente lo sportello lavoro autonomo della Fnsi per essere ricontattati da un rappresentante della Clan-Fnsi.

Clicca qui per compilare il questionario del «precariometro».