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Emergenza coronavirus: i giornalisti non sono carne da macello

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Conferenza unità di crisi coronavirus
Un incontro stampa dell'unità anticrisi per l'epidemia di coronavirus. Il secondo da sinistra è Angelo Pescarmona

Dopo due positivi tra personaggi pubblici, che fino a pochi giorni fa avevano avuto contatti con tanti giornalisti, l’Asva interviene per chiedere rispetto del lavoro giornalistico, indispensabile in questo periodo di grave emergenza. I casi positivi vanno comunicati subito alle persone potenzialmente coinvolte, ai giornalisti come a tutti gli altri.

In questi difficili giorni i giornalisti sono in prima linea per garantire a tutta la popolazione un’informazione continua e corretta sull’emergenza coronavirus. Un lavoro a rischio ma, come ha detto una settimana fa il sottosegretario all’Editoria, Andrea Martella, «nelle emergenze sanitarie l’informazione è uno degli antidoti cruciali nella lotta contro il diffondersi del virus».

È anche sulla base di questo che l’Associazione Stampa Valdostana si appella al senso di responsabilità di tutti a tutela dei colleghi impegnati sul campo – giornalisti e addetti stampa – sottolineando la necessità che vengano scrupolosamente attuati tutti i protocolli previsti a tutela della sicurezza delle persone. Cosa che finora purtroppo non sempre è avvenuta.

Si sono verificati almeno due casi di contagio da Covid-19, contratto da personaggi pubblici locali, che fino a pochi giorni fa hanno partecipato a eventi o conferenze stampa e che sono stati avvicinati o intervistati da giornalisti che operano in testate valdostane o sono entrati in contatto. In nessuno dei due casi i cronisti interessati hanno ricevuto alcuna comunicazione diretta né sono stati contattati dalle autorità amministrative o sanitarie per avere istruzioni sul comportamento da attuare. Non è sufficiente inviare generici comunicati stampa per garantire la nostra sicurezza. Non si può pretendere che la decisione di rivolgersi o meno alle strutture sanitarie sia lasciata al buonsenso individuale.

Il caso del commissario dell’Usl, Angelo Pescarmona, la cui positività al coronavirus è stata confermata ufficialmente dall’ufficio stampa della giunta regionale domenica 15 marzo è esemplare: Pescarmona è stato audito dalle commissioni consiliari del Consiglio regionale la scorsa settimana e venerdì scorso ha partecipato a una conferenza stampa allestita in un’angusta saletta dove era presente almeno una decina di colleghi. Quel giorno Pescarmona era già positivo? I presenti alla conferenza stampa sono a rischio? Nessuno lo sa poiché a nessuno dei giornalisti – probabilmente a differenza delle altre persone che sedevano al tavolo insieme al commissariario dell’Usl – è stato detto nulla, nemmeno in forma privata. E per fortuna che è saltata – peraltro solo dopo le proteste di alcuni giornalisti – la conferenza stampa che si sarebbe dovuta tenere lo scorso giovedì 12 marzo nella (improvvida) sede dell’ospedale Umberto Parini di Aosta.

Della noncuranza dimostrata sinora nei confronti della nostra categoria è già stata informata la Federazione nazionale della stampa. L’auspicio è che da qui in avanti venga adottato un atteggiamento che dimostri maggior tutela e attenzione nei confronti di chi, come noi giornalisti, sta svolgendo un servizio di interesse pubblico e vorrebbe continuare a farlo nelle migliori condizioni di sicurezza possibili. L’Asva in questo senso vigilerà anche sul comportamento degli editori.