Home Comunicati stampa L’Asva chiede di regolamentare l’accesso alla tribuna stampa del Consiglio Valle dopo...

L’Asva chiede di regolamentare l’accesso alla tribuna stampa del Consiglio Valle dopo la pubblicazione di una foto rubata

25

L’Associazione Stampa Valdostana è venuta a conoscenza di un messaggio che sta circolando in questi giorni su Whatsapp, riguardante una composizione fotografica che ritrae una persona intenta ad aggiornare tramite uno smartphone il profilo Twitter di una forza politica locale. L’autore anonimo della comunicazione, basandosi sull’immagine ingrandita dello schermo e su alcuni altri dettagli, identifica la persona definendola «giornalista» ed esprime un giudizio negativo sull’«informazione valdostana».

A tale proposito, il sindacato unitario dei giornalisti valdostani desidera fare alcune considerazioni:
il messaggio diffuso in forma anonima è un inquietante caso di dossieraggio che viola le più elementari regole di convivenza civile e probabilmente anche alcune norme penali e quelle riguardanti la privacy;
considerato che la fotografia riportata è stata scattata con ogni probabilità all’interno della tribuna stampa del Consiglio regionale, essa solleva anche il problema di una più stringente regolamentazione degli accessi ai locali destinati ai giornalisti, tema che peraltro l’Asva sta già affrontando con la presidenza dell’assemblea;
il messaggio anonimo crea un clima di sospetti e costituisce un tentativo di inquinamento dell’immagine della professione giornalistica che l’Associazione condanna nettamente;
eventuali comportamenti deontologicamente censurabili andrebbero piuttosto segnalati agli organismi preposti dell’Ordine dei giornalisti e in tal senso l’Asva intende procedere.

L’Associazione Stampa Valdostana, nel ribadire i principi di indipendenza e di libertà sanciti dall’articolo 21 della Costituzione, che sono i pilastri fondanti della professione giornalistica, prende le distanze con fermezza da questa meschina iniziativa anonima, frutto di una zona grigia in cui si muovono degli opachi interessi e che tenta di gettare discredito su una categoria professionale che, fino a prova contraria, risulta totalmente estranea alla vicenda.