Home Notizie Congresso della Fnsi, Girod: «Il contratto sia la casa di tutti i...

Congresso della Fnsi, Girod: «Il contratto sia la casa di tutti i giornalisti attivi»

70
L'intervento di Benoît Girod al congresso di Chianciano Terme

Ecco l’intervento di Benoît Girod, presidente dell’Associazione Stampa Valdostana, al congresso della Fnsi di Chianciano Terme, a sostegno della candidatura alla segreteria di Raffaele Lorusso:

Cari colleghi,
c’è un tema che aleggia in questo congresso di Chianciano. Da qualcuno evocato, da altri evitato. Il tema che attraversa il dibattito è la sopravvivenza.
Non solo e non tanto la sopravvivenza della Fnsi, ma la sopravvivenza della nostra professione.

Il giornalismo nella tempesta perfetta
La drammaticità del momento per il mondo dell’informazione e per il lavoro giornalistico non sfugge a nessuno.
Ci troviamo nel bel mezzo di una tempesta perfetta.
Generata da una crisi economica e sociale devastante, da una rivoluzione tecnologica senza precedenti e da una trasformazione culturale che ha investito in pieno l’informazione e la fruizione dei contenuti culturali.
Tanto per non farci mancare nulla vi è anche una percezione della nostra professione da parte dell’opinione pubblica che si è molto deteriorata, e questo in parte anche per colpa nostra.
Di fronte a ciò dobbiamo ora avere una onesta e profonda consapevolezza della necessità di risintonizzare la Fnsi e la nostra professione alla realtà che ci sta intorno.
Non si tratta – per quanto mi riguarda – di rinnegare le scelte sindacali compiute negli ultimi anni o di sconfessare la dirigenza, della quale peraltro ho fatto parte.

Dobbiamo tuttavia comprendere che il mondo intorno a noi è cambiato e che servono nuove proposte e una nuova Fnsi.

Consentitemi – tra parentesi – di ringraziare il segretario Franco Siddi per il suo impegno a favore della categoria. E chi con lui ha assunto con coraggio e senso di responsabilità l’onere in questi anni di traghettare la Fnsi in acque che non sono state mai calme: penso a Roberto Natale, a Giovanni Rossi e a tutta la giunta esecutiva

Quale atteggiamento?
Di fronte a questo grave momento di difficoltà, diversi possono essere gli atteggiamenti.
Possiamo illuderci che quando la tempesta passerà, tornerà tutto come prima oppure pensare che questa profonda e drammatica trasformazione dei giornalismi e dell’informazione possa essere arginata principalmente con i ricorsi in tribunale, invocando gli ispettori, ringraziando i prefetti, chiudendo le tribune stampa ai precari.
O addirittura possiamo rifugiarci nel paradiso delle anime belle, dando sfogo all’indignazione compulsiva da Facebook e sollevando scandali a buon mercato.
È evidente che serve un approccio diverso, un approccio profondamente innovatore, partecipativo, umile ma nello stesso coraggioso.

La Fnsi allo specchio
La Fnsi deve innanzi tutto guardarsi allo specchio, affrontando seriamente i temi della propria reputazione, della trasparenza e del rendere conto delle scelte, dei processi e dei risultati.
È urgente riconnettere il nostro sindacato a una sensibilità comune e – fortunatamente – sempre più diffusa che si aspetta e in qualche modo esige che organizzazioni, come la Fnsi, che hanno responsabilità collettive abbiano le pareti di vetro.

Una carta dei servizi comune alle Assostampa
Occorre poi riformare la struttura della Fnsi, mettendo al centro le aspettative di assistenza e di servizio delle associazioni regionali di stampa e dei colleghi.
Defininendo da subito uno standard minimo di servizi da mettere a disposizione degli associati, una carta comune dei servizi per tutti.
Il primo compito da affidare alla consulta delle associazioni e alla prossima giunta esecutiva dovrà essere quello di mettere a punto un giusto equilibrio organizzativo tra potenziamento della struttura centrale, coinvolgimento degli enti di categoria, messa in rete delle esperienze virtuose e collaborazioni territoriali tra associazioni per raggiungere questo obiettivo in pochi mesi.

Confronto senza paura con il Governo
Sul piano esterno occorre una Fnsi che non abbia paura di confrontarsi con un governo aggressivo, che ha reso ancora più scivoloso il quadro normativo sul lavoro, che sta dimostrando una malcelata insofferenza per un’informazione libera e plurale.
Ci sono sul tavolo dossier delicatissimi, che possono rappresentare svolte storiche per il sistema dell’informazione nazionale, penso a quello della Rai e al riassetto delle agenzie di stampa. Dobbiamo dire al governo, anche in maniera un po’ ruvida, se necessario, che è il momento di mostrare le carte e che sui capitoli del pluralismo informativo e della difesa del lavoro noi saremo molto esigenti.

Contratto casa di tutti: inclusione e perequazione
Per venire ai temi più tradizionalmente sindacali, la direzione è indicata da due parole: inclusione e perequazione.
L’allargamento del perimetro di tutele previdenziali, sanitarie, assicurative e anche giuridiche ai lavoratori atipici e autonomi non può più essere un tema per “cultori del genere”, non è più un argomento “a parte”.
È il cuore della sfida sindacale: lo è non solo per un’opzione etica e per una particolare sensibilità politica e sociale. Lo è per la sopravvivenza della nostra professione.
Il nostro orizzonte è un contratto che sia la casa di tutti coloro che vivono grazie all’attività giornalistica.
Dobbiamo essere consapevoli che la linea di demarcazione politica dei prossimi anni passerà da qui, anche a costo che ci sia “un po’ meno per chi ha tanto, e un po’ di più per chi ora ha poco o niente“.

Raffaele Lorusso e la “nuova maggioranza”
Le sfide che attendono il sindacato sono ampie, dolorose, difficili, ma non impossibili. Credo che il consenso che sta raccogliendo la candidatura di Raffaele Lorusso e soprattutto il vivace e proficuo dibattito che è scaturito nei tanti tavoli che sono stati aperti intorno alla sua proposta siano una buona e necessaria premessa per un mandato sindacale di svolta.
A Raffaele auguro, sul piano personale, di continuare ad avere la semplicità delle colombe, ma anche la prudenza dei serpenti. Doti che ha dimostrato di avere in questi anni e che non ha smarrito in queste strane settimane precongressuali.
Caratteristiche peraltro necessarie per tenere insieme una “nuova maggioranza“.
Il dibattito tra chi ha sostenuto con convinzione il contratto, chi lo ha firmato a malavoglia e chi lo ha contrastato è ancora acceso. È normale.
Ma ora possiamo solo guardare avanti, perché se da una parte siamo obbligati a mietere quello che è stato piantato, in questo congresso dobbiamo soprattutto scegliere insieme ciò che vogliamo seminare nel futuro.