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L'Asva plaude alla nuova disciplina sugli uffici stampa del Consiglio regionale

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L’Associazione Stampa Valdostana e la Federazione nazionale della stampa italiana considerano in termini complessivamente positivi l’impegno messo in atto dal Consiglio regionale della Valle d’Aosta che, mercoledì 14 luglio, con l’approvazione da parte dell’assemblea, ha fatto propria la legge regionale 94 “Nuova disciplina dell’organizzazione dell’amministrazione regionale e degli enti del comparto unico della Valle d’Aosta” che contempla al suo interno due articoli che mettono ordine nella gestione degli uffici stampa dell’amministrazione regionale e degli enti del comparto unico della Regione.

Se da una parte apprezziamo questa apertura che pone, finalmente, fondamenta su di una realtà importante e delicata quale l’organizzazione degli uffici stampa degli enti pubblici, dall’altra non possiamo fare a meno di sottolineare che sono stati disattesi alcuni passaggi che, durante l’audizione dello scorso 28 giugno in 2ª commissione regionale, abbiamo sottolineato, in qualità di sindacato di categoria, come elementi fondamentali.

Ci corre di conseguenza l’obbligo di ribadire che l’ufficio stampa è funzionale alle amministrazioni pubbliche, in quanto istituzioni e non dovrebbe costituire un riferimento particolare al presidente o al governo temporaneamente in carica. Così come è stato approvato ieri dal Consiglio regionale resta inalterato il carattere fiduciario, avendo previsto contratti di lavoro esclusivamente subordinati a tempo determinato per coloro che fanno parte della struttura deputata alla gestione dell’ufficio stampa, restando di fatto assoggettata alle dirette dipendenze dell’organo politico, situazione che crea situazioni di precariato.

Vogliamo inoltre sottolineare che negli articoli che riguardano l’organizzazione degli uffici stampa non è stata prevista alcuna salvaguardia per i colleghi già attivi. Come sindacato dei giornalisti ribadiamo che la scelta dell’applicazione del contratto giornalistico deve essere passaggio irreversibile e non figlio di una situazione che si prefigura cambiare di fronte a nuovi scenari.