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«No ai "dribbling" alla legalità, no alla Nazionale dei "furbetti"».

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Sulla vicenda “Calciopoli” prende posizione il coordinamento delle Associazioni regionali di stampa

No al giustizialimo e alle sentenze prestampate, ma un no altrettanto deciso va detto ai tentativi di dribbling alla legalità e alla arroganza nell’affrontare il tema del calcio scandalo che coinvolge pesantemente anche i diversi giornalismi italiani. Sul tema, Marcello Zinola, portavoce del Capss, il Coordinamento delle associazioni regionali di stampa per un sindacato di servizio che raggruppa le associazioni di Valle d’Aosta, Liguria, Veneto, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Abruzzo, Basilicata e Puglia, prende posizione.

«L’evoluzione delle indagini e la pubblicazione delle intercettazioni, al di là delle eventuali responsabilità penali di competenza della magistratura, dimostrano (se era il caso) gli intrecci e, in alcuni casi, il rapporto anomalo tra i media, i loro operatori e il sistema di potere politico ed economico del mondo del calcio. Non è accettabile che un giudizio generalizzato di disonestà o di connivenza sia esteso sull’intera realtà giornalistica. C’è un solo modo per essere chiari e trasparenti, senza cadere da un lato nel giustizialismo e, dall’altro, in un difesa arrogante e inaccettabile del giornalismo inteso come categoria di intoccabili: l’Ordine nazionale dei giornalisti e le strutture regionali i cui iscritti compaiono nelle intercettazioni e per i quali potrebbero evidenziarsi responsabilità se non penali, quantomeno deontologiche, devono intervenire immediatamente, chiedendo l’acquisizione (non appena possibile) degli atti di competenza alle procure titolari delle indagini così come fa la giustizia sportiva.
Contestualmente devono essere aperti gli accertamenti preliminari: l’esito della conclusione degli eventuali procedimenti ordinistici dovrà avere la massima pubblicità e trasparenza. Ai colleghi coinvolti, eventuali titolari di cariche e di deleghe sindacali, di gruppi di specializzazione dipendenti dalla Fnsi e dalle Ars, di incarichi ordinistico-professionali, chiediamo di autosospendersi sino alla conclusione degli accertamenti: è questo il modo migliore per difendere se stessi e potere dimostrare, come ci auguriamo, l’estraneità anche solo “morale” dalla vicenda.
La Fnsi e il sindacato tutto devono schierarsi in modo chiaro e netto: nella difficile vertenza contrattuale parliamo di diritti e di doveri, di rispetto delle regole e di dignità della professione e della sua credibilità. È questa un’occasione d’oro per dimostrare che non si predica bene e si razzola male. L’arroganza del potere e della connivenza con esso non possono e non devono essere parte del mondo dei giornalismi, diciamo no ai facili giustificazionismi sociologici, al giustizialismo buono per tutte le stagioni, ma non possiamo nemmeno accettare che lo scandalo annunciato del calcio italiano convochi, quantomeno per interesse, nella “nazionale dei furbetti”,tutta una categoria quando (eventualmente e con tutte le garanzie del caso) non ci sono “campioni” ad averne diritto. O, se ci sono, è bene che giochino, da soli, in questa selezione e nel campionato a loro riservato
».