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La difesa del lavoro giornalistico al centro dell'assemblea dell'Asva

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Il ruolo del sindacato in un periodo storico che, per i giornalisti, si fa sempre più complicato. E che, proprio per questo motivo, ha sempre più bisogno del sindacato. Questi alcuni dei temi al centro dell’assemblea dell’Associazione Stampa Valdostana, che si è tenuta mercoledì 21 ottobre, nella sede dell’Asva di via Martinet, ad Aosta.

A fare gli onori di casa, il segretario dell’associazione, Alessandro Mano, che ha comunicato le date delle prossime elezioni per il rinnovo del direttivo dell’Asva, previste per domenica 22 e lunedì 23 novembre. Nell’occasione si voterà anche per i cinque delegati valdostani al 30° congresso nazionale della stampa, che si terrà a Napoli a febbraio 2027. L’assemblea è stato anche il momento per indicare i tre componenti della commissione elettorale. «Sono convinto che il sindacato debba risolvere i problemi quotidiani dei colleghi – ha spiegato Mano – ma anche dare un quadro generale dell’andamento della professione e un messaggio di “speranza”: insieme si può migliorare la situazione della categoria».

Poi, è stata la volta degli ospiti. A partire dalla segretaria generale della Federazione nazionale della stampa italiana, Alessandra Costante, che ha puntato l’attenzione sul delicato momento storico che sta vivendo la categoria: «I nemici della professione non sono solo fuori dalla porta – ha detto all’assemblea -. Lo è anche chi si inventa strane riforme per le quali i giornalisti professionisti possono vedersi applicare tranquillamente un concetto come quello della prevalenza. Ovvero: un po’ faccio il giornalista un po’ un altro mestiere, come il comunicatore, con buona pace dell’etica e della deontologia».

Costante ha aggiunto: «Cosa significa “prevalente”? Qual è la caratteristica della prevalenza professionale? Oggi l’Ordine dei giornalisti deve completare la riforma della professione, che comprende questa stravagante visione del giornalismo professionistico, e mandarla al Ministero della giustizia. Ma mi auguro che i colleghi del Consiglio nazionale dell’Ordine sappiamo farsi ascoltare, perché questa riforma non solo non aiuta i giornalisti ma finirà per seppellire una professione che già vive male».

Non solo: «Svendere la professione non fa aumentare il numero dei contratti – ha proseguito la segretaria generale della Fnsi -. Oggi si tratta di far capire agli editori la centralità dell’informazione e non possiamo essere arrendevoli. Dobbiamo tenere assieme le due battaglie fondamentali di questa professione: la difesa del contratto e dei suoi diritti, che gli editori definiscono ‘privilegi’, da un lato, e quella sull’equo compenso per i collaboratori e i lavoratori a partita Iva». A questo proposito Costante ha aggiunto: «La nostra battaglia sull’equo compenso va sotto l’ombrello della dignità del lavoro giornalistico. Perché è senza questo che, in Italia, l’informazione e la nostra professione sono morte».

Dal nazionale al locale, resta l’importanza del sindacato. Lo ha sottolineato Claudio Silvestri, segretario aggiunto della Fnsi e presidente della Commissione lavoro autonomo nazionale (Clan) della Federazione. Partendo da un esempio concreto: «Le notizie sulle proteste degli autotrasportatori di queste settimane vengono raccontate dopo. Perché quando vengono raccontate arrivano dopo le notizie sugli scontri a Milano, sul caso Garlasco. Ma oggi, essere in una ‘periferia’ del nord mi fa sentire a casa e sapere che qui c’è il sindacato dei giornalisti mi fa sapere che ci siamo. Esserci qua significa resistere».

Tra gli ospiti, anche Roberto Ginex, presidente dell’Inpgi. Anche lui è partito dalla situazione odierna della categoria: «Lo sforzo di tutti è quello di trasmettere un messaggio fondamentale rivolto soprattutto ai più giovani: chi fa il giornalista in questo momento storico, che sia una partita Iva, un collaboratore Co.co.co o abbia una doppia posizione, deve costruire il proprio “castelletto” previdenziale».

Anche perché, per molti colleghi, alcuni servizi dell’istituto restano ancora poco conosciuti: «Le prestazioni vanno conosciute e richieste – ha aggiunto il vicepresidente dell’Inpgi, Mattia Motta -. E in questo sono fondamentali i delegati territoriali. Ad esempio, abbiamo le risorse per le malattie dei collaboratori ma anche i prestiti funzionali per acquistare software, hardware, telefoni e computer. Ma sono servizi che vanno chiesti, quindi conosciuti».

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