«In un quadro complicato per i giornalisti in tutta Italia, c’è preoccupazione per la vendita del quotidiano La Stampa al gruppo Sae» ha detto la segretaria generale della Federazione nazionale della stampa italiana, Alessandra Costante, intervenuta nella serata di lunedì 9 marzo in collegamento video all’assemblea dell’Associazione Stampa Valdostana. «Dopo 150 anni di storia – ha spiegato Costante – La Stampa, con i suoi 185 giornalisti dipendenti e circa 800 collaboratori rischia di passare da una situazione di relativa tranquillità a un editore che si appresta a comprare il giornale senza avere i soldi per farlo». La segretaria ha ricordato che «ovunque il gruppo Sae sia arrivato, dalla Nuova Sardegna al Tirreno alle Gazzette emiliane, ha creato problemi ai colleghi». Mercoledì 1° aprile prossimo è prevista una manifestazione unitaria della Fnsi a Torino «per dimostrare vicinanza ai colleghi del quotidiano e segnare la presenza del sindacato nei confronti del gruppo Sae: non permetteremo che venga fatta macelleria sociale alla Stampa» ha aggiunto la segretaria.
Sul rinnovo del contratto, «gli editori stanno scommettendo sulla debolezza della nostra categoria. Noi dobbiamo dimostrare che, come giornalisti, abbiamo saputo ritrovare noi stessi, nonostante 10 anni di buio contrattuale, e che siamo capaci di lottare per i nostri diritti e la nostra dignità» ha aggiunto la segretaria. Dopo lo stallo della trattativa con gli editori e lo sciopero molto partecipato del 28 novembre scorso, i giornalisti torneranno a incrociare le braccia il 27 marzo e il 16 aprile. Per la segretaria, «non si può parlare di libertà di informazione quando il nostro contratto è fermo da 10 anni e i lavoratori autonomi e i collaboratori coordinati e continuativi guadagnano compensi al limite della sopravvivenza. Gli editori continuano a non essere disponibili ad aumenti salariali degni di questo nome e ci ritroviamo con un contratto che parla ancora di dimafonisti, senza riferimenti all’intelligenza artificiale o agli Ott (gli over the top come Google e Meta, ndr). Ci è stato chiesto addirittura un taglio tra il 18 e il 21 per cento delle retribuzioni dei più giovani. Una proposta inaccettabile».
Sul rinnovo del contratto è intervenuto anche il segretario generale aggiunto della Fnsi, Matteo Naccari: «Abbiamo presentato agli editori molte proposte, ma da parte loro abbiamo trovato il vuoto assoluto. Lo sciopero non è solo una rivendicazione economica: serve un contratto moderno e prospettive per il futuro della professione». In ballo, c’è anche la battaglia sull’equo compenso. «Il tavolo di lavoro con il dipartimento per l’Editoria è stato aperto e poi sospeso – ha aggiunto Costante -. C’è stato un impegno della premier Giorgia Meloni a lavorare alla definizione delle tabelle dell’equo compenso e ora le stiamo aspettando. Se non saranno davvero dignitose e non tuteleranno sia i lavoratori dipendenti sia le partite Iva, non le accetteremo».

Nel suo intervento, il presidente dell’Asva Alessandro Mano ha tracciato un bilancio dei quattro anni di mandato che si concluderanno a novembre, con le elezioni per il rinnovo del direttivo. Ha scelto di partire dagli obiettivi non raggiunti, citando il tavolo per la cronaca, avviato per individuare insieme alla procura e alle forze dell’ordine modalità condivise di applicazione della riforma Cartabia. L’iniziativa «ha trovato sponda nell’Ordine degli avvocati ma ahimè non in quello dei giornalisti e non ha prodotto risultati concreti. Il prossimo direttivo dovrà impegnarsi su questo tema». Tra i traguardi, ci sono il cambio di sede dei giornalisti, la firma del contratto per gli uffici stampa pubblici e il supporto ai colleghi con l’avvio di un nuovo servizio di consulenza legale. L’appello finale è stato all’unità della categoria: «Siamo una professione in via d’estinzione, con compensi per i collaboratori fermi da oltre 20 anni e con il contratto per i dipendenti fermo da 10 anni. Gli editori non hanno capito che abbiamo toccato il fondo. Per guardare avanti serve mettere gli interessi della professione davanti a tutto: dialogare di più e migliorare la nostra comunicazione verso i colleghi e verso l’esterno. Noi, in questi quattro anni, ci abbiamo provato».
L’assemblea ha approvato i bilanci consuntivo 2025 e preventivo 2026, con il tesoriere Thomas Piccot che ha parlato di un «bilancio solido nel solco della gestione virtuosa degli ultimi anni, con una razionalizzazione delle spese che prosegue ormai da tempo». La seduta si è conclusa con gli interventi della delegata regionale dell’Inpgi, Cristina Porta, e della fiduciaria della Casagit, Fulvia Ferrero.








