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	<title>Idee &#8211; ASVA</title>
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		<title>Primo maggio: «Difendiamo il lavoro giornalistico, difendiamo l&#039;informazione»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2020 12:50:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[
In occasione della Festa dei lavoratori, pubblichiamo un intervento del presidente dell'Associazione Stampa Valdostana, Daniele Mammoliti



Un Primo maggio senza celebrazioni.]]></description>
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<h4 class="wp-block-heading">In occasione della Festa dei lavoratori, pubblichiamo un intervento del presidente dell&#8217;Associazione Stampa Valdostana, Daniele Mammoliti</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Un Primo maggio senza celebrazioni. Un Primo maggio che per qualcuno è senza lavoro. La crisi socio-economica frutto avvelenato del coronavirus mette a nudo tutta la debolezza di un sistema che si credeva indiscutibile e immutabile. Diversi settori sono fermi da mesi a causa del <em>lockdown</em>, che finora è risultato essere l&#8217;unico strumento per combattere il contagio. Altri si sono dovuti reinventare &#8211; e dovranno farlo nella prossima incerta &#8220;fase 2&#8221; &#8211; adeguandosi alla limitazione del distanziamento sociale. Ci è voluta una pandemia per applicare strumenti per anni osteggiati o volutamente mai applicati come il lavoro da casa. Ci è voluta una pandemia per capire quante possibilità offra la rivoluzione digitale, ormai vecchia di decenni, per modernizzare la pubblica amministrazione, ridisegnare il settore della distribuzione, dare nuove idee a ristorazione e piccolo commercio in generale. Innovazioni forzate, che non è scontato siano tutte considerabili &#8220;avanzamenti&#8221;: il cosiddetto <em>smart working</em>, in Italia, sta proliferando tra dubbi interpretativi e problemi di applicazione in assenza di una disciplina cristallizzata; la distribuzione basata sull&#8217;<em>online</em> rischia di consolidare posizioni già dominanti; l&#8217;economia del <em>delivery</em> può diventare terreno di sfruttamento del precariato, esponendo i lavoratori più fragili a impegni sottopagati e in condizioni di sicurezza non garantite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il mondo del giornalismo ha dovuto affrontare questi mesi di emergenza sanitaria interrogandosi sulla propria identità e sul proprio futuro. Mentre radio e televisione si sono riscoperte indispensabili, almeno nelle prime settimane dell&#8217;emergenza, salvo assistere ad un lento e inesorabile calo di ascolti, la carta si è ancora una volta scontrata con i suoi limiti. Diverse aziende editoriali sono state obbligate a fare i conti con anni di ostinata resistenza alla valorizzazione degli strumenti telematici. Gran parte dell&#8217;informazione è passata per i canali online, dove il panorama vede convivere testate giornalistiche rigorose e ineffabili siti dispensatori di <em>fake news</em> acchiappaclic. Nel complesso la crisi ha frustato il settore tutto e a pagare, ancora una volta, sono stati in primis i lavoratori dell&#8217;informazione: quelli dipendenti, su cui si allungano ombre di tagli, prepensionamenti e casse integrazioni; quelli autonomi, alle prese con un precariato che in queste settimane è diventato ancor più instabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche in Valle d&#8217;Aosta il mondo dell&#8217;informazione sta facendo i conti con le conseguenze del coronavirus. Hanno sofferto i colossi, come l&#8217;unico quotidiano dotato di una redazione sul territorio che per settimane ha deciso di interrompere l&#8217;edizione locale, ora ripristinata non senza difficoltà. Ma i problemi maggiori sono per le testate a diffusione regionale, che a fronte dei loro piccoli numeri hanno dovuto affrontare il crollo del mercato pubblicitario, le complicazioni legate alle difficoltà di lavorare sul campo e, per l&#8217;editoria della carta, sulla contrazione delle vendite e sulle problematiche legate al percorso elaborazione-stampa-diffusione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi giorni la 2ª commissione permanente Affari generali del Consiglio regionale sta svolgendo audizioni per la messa a punto di ulteriori misure di sostegno all&#8217;economia valdostana. Non è mancata l&#8217;attenzione al settore dell&#8217;informazione: mercoledì pomeriggio i consiglieri hanno ascoltato in videoconferenza anche il sottoscritto, oltre a una delegazione di editori per un confronto su eventuali provvedimenti mirati. Come ho dichiarato di fronte alla commissione, l&#8217;Associazione Stampa Valdostana non potrà appoggiare alcun tipo &#8220;aiuto a pioggia&#8221; che alla fine penalizzerebbe soprattutto gli imprenditori che hanno investito e che stanno investendo nel settore, a favore di chi ritiene di poter fare editoria a costo zero. Per l&#8217;Asva l&#8217;accesso a fondi pubblici può solo essere concepito parametrando ogni forma di sostegno ai costi di produzione, a cominciare dal costo del lavoro. Un punto di vista che per l&#8217;Asva è quantomeno lapalissiano, ma che pare essere meno scontato di quanto non si creda. Aver ascoltato, durante quella audizione, editori secondo cui «<em>non è scritto da nessuna parte che un giornale debba avere dei dipendenti</em>» conferma la necessità di difendere con tutte le forze il valore del lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è anche per questo, colleghe e colleghi, che oggi più che mai vogliamo augurare a tutte e a tutti un buon Primo maggio, ricordando che per il sindacato è Primo maggio tutto l&#8217;anno.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Daniele Mammoliti<br>presidente dell&#8217;Associazione Stampa Valdostana</p>
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		<title>L&#039;Asva festeggia 30 anni. In cantiere iniziative ed eventi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2020 15:20:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[asva]]></category>
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		<category><![CDATA[trentennale]]></category>
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					<description><![CDATA[Era il 1990 quando l'Asva cominciò la sua avventura, distaccandosi dall'Associazione Stampa Subalpina a cui i giornalisti della Valle d'Aosta avevano aderito sino ad allora.]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Associazione Stampa Valdostana compie 30 anni. Era il 1990 quando l&#8217;Asva cominciò la sua avventura, distaccandosi dall&#8217;Associazione Stampa Subalpina a cui i giornalisti della Valle d&#8217;Aosta avevano aderito sino ad allora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;associazione ha deciso di festeggiare il compleanno con una serie di iniziative a cui il direttivo sta lavorando e che vi verranno presentate nelle prossime settimane. L&#8217;obiettivo è ripercorrere il lavoro svolto dall&#8217;Asva in tutto questo tempo al fianco dei colleghi, ma anche prendere spunto dall&#8217;anniversario per una riflessione più ampia su come sia cambiato, anche in Valle d&#8217;Aosta, il mestiere del giornalista nell&#8217;arco di questi trent&#8217;anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per caratterizzare tutti gli eventi legati al Trentennale abbiamo deciso di creare un logo celebrativo che per tutto il 2020 accompagnerà l&#8217;azione del nostro sindacato. Il logo, inoltre, campeggerà sul tesserino Asva-Fnsi 2020, che nei prossimi giorni inizierà ad essere distribuito a tutti coloro che hanno regolarizzato la propria iscrizione.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Il presidente dell&#8217;Asva<br>Daniele Mammoliti</p>
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		<title>L&#039;appello al voto di Girod: «Per il salvataggio dell&#039;Inpgi serve l&#039;unità dei giornalisti»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Feb 2020 08:23:00 +0000</pubDate>
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Ospitiamo l'intervento di Benoît Girod: è il candidato unico a consigliere generale e a fiduciario per la Valle d'Aosta dell'Inpgi.]]></description>
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<h4 class="wp-block-heading">Ospitiamo l&#8217;intervento di Benoît Girod: è il candidato unico a consigliere generale e a fiduciario per la Valle d&#8217;Aosta dell&#8217;Inpgi. «<em>Tutti i colleghi vadano a votare per decidere il futuro del proprio welfare</em>»</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Lo abbiamo considerato per tanti anni la nostra fortezza inespugnabile, ma oggi, dopo quasi un secolo di vita, sappiamo che è in pericolo. <strong>L&#8217;Inpgi, l&#8217;Istituto di previdenza dei giornalisti italiani, il pilastro del nostro welfare di categoria e l&#8217;architrave dell&#8217;autonomia professionale</strong>, è in grave difficoltà e <strong>va difeso con lealtà, con senso di unità e con determinazione</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le prossime elezioni per il rinnovo degli organismi dell&#8217;istituto, che si svolgeranno <strong>da lunedì 10 a domenica 16 febbraio</strong>, sono un appuntamento importante. Il risultato condizionerà il futuro delle nostre pensioni e delle nostre protezioni sociali. Ed è per questo motivo che, oggi più che mai, è essenziale che <strong>i giornalisti vadano a votare e partecipino attivamente al dibattito sul futuro dell&#8217;Inpgi</strong>. <strong>Dobbiamo essere noi giornalisti, e non altri, a scegliere</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io non ho voluto sottrarmi a questa complessa sfida. Dopo otto anni di lavoro sindacale nell&#8217;Associazione Stampa Valdostana (Asva) e nella Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), ho condiviso con alcuni colleghi e amici di tutta Italia l&#8217;opportunità di un impegno nell&#8217;organismo di amministrazione del nostro istituto di previdenza, <strong>candidandomi per il Consiglio generale, nella circoscrizione uninominale della Valle d&#8217;Aosta</strong>. Raccolgo il testimone dal collega della Rai <strong>Enrico Romagnoli</strong>, che ringrazio per l&#8217;importante lavoro svolto in questi anni, apprezzato ad Aosta come a Roma, per la sua competenza e la sua disponibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello a cui mi candido è un <strong>incarico, volontario e non remunerato</strong>, come lo è stato quello sindacale &#8211; di questi tempi è bene specificarlo! &#8211; che si inserisce in un contesto molto delicato. La tempesta perfetta che si è scatenata negli ultimi anni sulla testa dei giornalisti, con le aziende editoriali che hanno prepensionato un migliaio di colleghi, ha generato <strong>difficoltà strutturali al nostro ente</strong>. Per farsi un&#8217;idea bastano pochi dati: <strong>in cinque anni l&#8217;Inpgi ha perso 3.000 occupati, cioè il 15 per cento della forza lavoro</strong>, una percentuale significativamente più alta rispetto a qualsiasi altra professione. Nello stesso periodo <strong>la spesa per gli ammortizzatori sociali è lievitata del 58 per cento</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi anni di militanza sindacale, l&#8217;idea che mi sono fatto è che per salvare l&#8217;Inpgi non servono le ricette semplicistiche di alcuni che, forse per spirito di rivalsa o animati da un irresponsabile sfascismo, invocano improbabili e pericolose soluzioni, come il commissariamento, l&#8217;accorpamento all&#8217;Inps o la &#8220;nazionalizzazione&#8221;. Fingendo di non considerare le pesantissime ricadute che esse genererebbero sulle pensioni, attuali e future, e sul nostro welfare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La strada che ritengo di dover sostenere, assieme a numerosi altri colleghi, è quella già intrapresa dall&#8217;attuale gestione della <strong>presidente Marina Macelloni</strong>: una <strong>seria riforma strutturale che salvaguardi l&#8217;esistenza e l&#8217;autonomia dell&#8217;Inpgi, anche attraverso un allargamento della base contributiva</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è ancora tanto lavoro da fare. Fortunatamente, su questo progetto sembra esserci una larghissima convergenza della categoria. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi permetto dunque di chiedere il voto ai circa 80 colleghi valdostani attivi, iscritti alla gestione principale (Inpgi 1). Agli altri, pensionati e collaboratori iscritti alla gestione separata (Inpgi 2), propongo di sostenere questo programma &#8220;di salvataggio&#8221;, votando e facendo votare anche i miei compagni di squadra:<br><strong><em>sindaci per la gestione principale</em></strong>: Enrico Castelli, Savino Cutro, Lucia Visca;<br>per il <strong><em>collegio nazionale dei pensionati della gestione principale</em></strong>: Marina Cosi, Simona Coppa, Silvia Garambois, Agostino Dino Pesole, Pietro Treccagnoli, Gian Paolo Boetti, Giuseppe Gulletta;<br>per il <strong><em>comitato amministratore della gestione separata</em></strong> (Inpgi 2): Nicola Chiarini, Stefania Di Mitrio, Massimo Marciano;<br><strong><em>sindaci della gestione separata</em></strong> (Inpgi 2): Olimpia De Casa.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Benoît Girod<br>candidato al Consiglio generale per la gestione principale dell&#8217;Inpgi</p>
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		<title>Salvare l&#039;Inpgi per tutelare l’autonomia dei giornalisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Dec 2019 08:26:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dagli enti]]></category>
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					<description><![CDATA[
Una delegazione della Valle d’Aosta ha partecipato alla manifestazione unitaria organizzata dalla Fnsi a Roma: «Ora il governo faccia la sua parte».



Il giornalisti]]></description>
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<h4 class="wp-block-heading">Una delegazione della Valle d’Aosta ha partecipato alla manifestazione unitaria organizzata dalla Fnsi a Roma: «<em>Ora il governo faccia la sua parte</em>».</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Il giornalisti italiani credono che le nuvole si possano diradare, dopo la tempesta perfetta che si è abbattuta sulla professione e di conseguenza sull&#8217;Inpgi. Per il salvataggio dell&#8217;istituto previdenziale, pilastro portante dell&#8217;autonomia del giornalismo, si devono intraprendere percorsi seri e sostenibili, già indicati dall&#8217;attuale consiglio di amministrazione dell&#8217;ente, sui quali la categoria si deve trovare unita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un segnale importante, in questa direzione, è arrivato dalla manifestazione promossa dalla Federazione nazionale della stampa italiana lo scorso mercoledì 18 dicembre, al Pantheon, con i vertici dell&#8217;Inpgi, della Casagit e dell&#8217;Ordine dei giornalisti. Per la Valle d’Aosta erano presenti il presidente dell&#8217;Associazione Stampa Valdostana, Daniele Mammoliti, il consigliere nazionale della Fnsi, Benoît Girod, ed Enrico Romagnoli, consigliere nazionale dell&#8217;Ordine dei giornalisti e componente del Consiglio generale dell&#8217;Inpgi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel Consiglio nazionale della Fnsi, che si è riunito subito dopo, il messaggio è stato ulteriormente rafforzato chiedendo al governo i segnali attesi da tempo. Dopo oltre un decennio di espulsioni dalle redazioni (nel solo 2018 sono stati persi 871 rapporti di lavoro attivi), l&#8217;Inpgi è in forte difficoltà: lo scorso anno ha fatto registrare un rosso della gestione previdenziale di oltre 147 milioni. Servono pertanto misure urgenti, come  l&#8217;allargamento della platea dei contribuenti, consentendo di immettervi ossigeno anche attraverso i contributi dei comunicatori, finora esclusi. Ma serve soprattutto l&#8217;avvio di un confronto, anche con gli editori, per una complessiva riforma del settore dell&#8217;editoria che salvaguardi un bene comune di rilevanza costituzionale: la libera informazione. Pur apprezzando alcune importanti aperture del sottosegretario all&#8217;Editoria, Andrea Martella, ciò che è stato inserito nella Manovra di bilancio 2020 non può che preoccupare: sono previsti altri prepensionamenti che, senza la contestuale messa in sicurezza dell&#8217;Inpgi, non faranno che peggiorare la situazione della previdenza professionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;operazione incoerente e senza copertura finanziaria che porta il sindacato a mettere in campo «tutte le azioni di mobilitazione e di lotta, fino alla convocazione dello sciopero generale».</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Benoît Girod</p>
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